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Messaggio Da sabrina Lun Mar 02, 2009 5:56 pm

Oggi ho proprio voglia di sfogarmi!

Ogni giorno incontro colleghi coraggiosi e altri che si fregano lo stipendio...., colleghi curriculari che ti chiamano assistenti(nulla a che dire con gli assistenti ma te lo dicono in un modo...perchè per loro tu non sei un collega) o che non sanno che siamo parte integrante del consiglio di interclasse e che abbiamo la contitolarità della classe, ...., ho incontrato genitori che ti affidano i loro figli come baby sitter, altri che ti aiutano e ti sostengono ...


L'ultima di oggi? la mia collega continua a credere che io sia la sua cameriera personale: << mi vai a prendere il caffè?Sai io non posso lasciare la classe invece tu che hai da fare???>>



Evil or Very Mad Evil or Very Mad Evil or Very Mad


Ultima modifica di leterbuck il Dom Set 18, 2011 8:40 pm - modificato 1 volta. (Motivazione : titolo minuscolo)
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Messaggio Da kucy1 Mer Mar 04, 2009 5:00 pm

come sono considerata?
come una rompi... perchè dice quello che pensa
la risposta che più volte mi è stata data quando davo suggerimenti su come poteva essere organizzato il lavoro per facilitare il mio bambino è stata
"Ma io ho molti anni di esperienza!"
è dura lavorare con colleghi così per fortuna che il mio bimbo e i suoi compagni
mi danno un sacco di soddisfazione.


Ultima modifica di kucy1 il Gio Apr 16, 2009 2:50 pm - modificato 1 volta.

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Messaggio Da gioppi Mer Mar 04, 2009 9:17 pm

anche a me in passato è successo di essere considerata una sorta di " crocerossina " o peggio ancora una " cameriera tuttofare" ma fortunatamente ora ho imparato a dire qualche no in più !!!!

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Messaggio Da Maestro Carmelo Gio Mar 05, 2009 7:57 pm

Ciao, io ho avuto esperienze diverse in base al contesto che mi ha circondato...
L'anno scorso ho lavorato in una scuola a rischio vicino Milano, è stato un disastro con i colleghi!!! Sono stato trattato malissimo, io esistevo solo nei casi di emergenza... Una volta sono caduto per bloccare una crisi di un bambino con problemi psichici, la reazione della mia collega è stata quella di ridere e poi di raccontare agli altri la vicenda... Mi sono procurato un livido al ginocchio e solo un insegnante si è avvicinata per aiutarmi...
Nonostante la situazione spiacevole che è durata 10 mesi, è stata una esperienza forte e formativa, ho creato con alcuni bambini disabili e normodotati un rapporto unico, forse il problema è stato proprio questo!!!
Mi chiedo: una scuola a rischio significa la presenza di una percentuale alta di un "personale docente particolare"? In questa scuola non bastava l'utenza ma ci sono anche gli insegnanti a rischio!!!

Quest'anno ho cambiato scuola...la situazione è ben diversa!!! Mi trovo benissimo, sono parte del team. Sono considerato come una persona valida e professionale!!! Che fortuna aver trovato una scuola e delle colleghe con cui collaborare... vi auguro la stessa fortuna!

Ciao a tutti, Carmelo lol!
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.. ma voi come siete considerati dalla scuola e dai colleghi di classe? Empty In certe scuole è un classico quello che leggo....

Messaggio Da tatadany77 Gio Mar 05, 2009 9:20 pm

Ciao a tutti...è opinione abbastanza diffusa che il docente di sostegno sia una compresenza all'interno del team docenti, questo è capitato e capita a me personalmente.
All'interno del team docenti io vengo presa in considerazione solo occasionalmente, mi spiego meglio: in pratica solo quando c'è da sostituire una collega di classe assente.
Questo è vergognoso, in primis perchè noi doceni di sostegno nn siamo delle compresenze da sfruttare solo quando c'è bisogno, certo siamo una risorsa in piu' ma non per portare il caffe' alle maestre di classe, come dici tu Sabrina nel tuo sfogo personale.Questo atteggiamento purtroppo si è consolidato anche perchè molte docenti di sostegno si atteggiano a "cameriere", credimi ne ho viste molte.
Hai ragione Carmelo quando dici che molte volte noi dobbiamo combattere anche contro le nostre stesse colleghe, io credo che, nel tuo caso, si tratti di pura invidia, perchè tu sei riuscito dove le tue colleghe non sono riuscite: comunicare con gli alunni, ovvero dare senso al tuo essere docente. Molto spesso ci si chiude nel programma, nel doverlo portare a termine aentro la fine dell'A.S., perdendo di vista il valore formativo del docente.
Ciao a tutti Dany
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Messaggio Da kucy1 Ven Mar 06, 2009 6:17 pm

A proposito del tema dei rapporti fra colleghi suggerirei il libro "COLLEGHI, COLLEGHI", pubblicato dalla Casa Editrice Vannini di Brescia.

E' un testo scientificamente fondato e con una buona dose d'ironia si prende gioco di ciò che succede nei luoghi di lavoro che sono spesso "covo di vipere".
Nel libro si parla di 15 modelli di operatori, delle loro debolezze, delle loro cattiverie, dei loro pregiudizi.
E' un manuale che può far luce sulle regole interattive nel nostro mondo di lavoro fatto di tante parole e poco buon senso. Faccio alcuni esempi: avete mai sentito parlare dell'operatore esibizionista, di quello bastonato, o di quello firmato?
L'autore li definisce così: QUELLO BASTONATO è quell'operatore la cui abilità e preparazione non contano, diventa sempre il capro espiatorio di qualcosa. L'ESIBIZIONISTA è quello che quando apre bocca non ce n'è per nessuno. L'OPERATORE FIRMATO è quello che fa parte di quegli ambiziosi testimonial scartati anche dalla moda.
Poi parla dell'OPERATORE SCIATTO, IMBOSCATO, INQUINATO...
Alla fine troverete anche un questionario sui rapporti fra colleghi.

Vi riporto la tabella riassuntiva dei 15 tipi di operatori e vi invito a leggere l’intervista a quello che l’autore chiama “L’operatore sano”.

TABELLA RIASSUNTIVA: Operatori e formazione

L’operatore informato (ovvero l’operatore che ha confuso un diploma con il mestiere)

 Vive male la distanza tra ciò che ha appreso a scuola e ciò che deve fare nel servizio
 È l’operatore che continua a ripetere a sé e agli altri (e quindi per sé, per suo esclusivo autosostentamento psicologico): “non posso sbagliare, c’ho il diploma!”
 Fa confusione tra ‘possedere’ e ‘padroneggiare’ la materia.
 Pretende che sia il servizio ad adeguarsi alle sue esigenze e non lui a quelle del servizio.


L’operatore formato (ovvero l’erudito, si fa per dire)

 Vive male il ruolo che non tiene conto della sua preparazione.
 Sembra aver dimenticato i tempi lunghi di un servizio per disagi cronici.
 Vive di una sufficienza clinico-terapeutica tipica del modello medico.
 Non crede assolutamente che i suoi compagni di squadra abbiano capacità d’azione.
 Non si sente importante se non ‘appare’ in tutta la sua ‘cultura’.
 Pretesa di ‘risolvere i problemi’
 Deve saper leggere il servizio come luogo di condivisione di più qualità: essere diversi non significa necessariamente essere nemici.


L’operatore inflazionato (onnipresente a corsi e convegni; che ci andrà a fare?)

 È continuamente assillato dall’incubo della ‘anoressia professionale’.
 Non è pragmatico e quindi non distribuisce i suoi obiettivi lungo un percorso fatto a tappe.
 È lontano da uno schematismo che è fatto di queste asserzioni:
a) nessuno è insostituibile nel ‘fare’, altri sanno, altri sanno fare, altri sanno essere;
b) la mediazione non è una parola magica, vive di interazioni civili;
c) le cose civili sanno fare a meno di un centro che eroga civiltà;
d) crea interazioni decenti con utenti e colleghi.



TABELLA RIASSUNTIVA: Operatori di fronte all’impegno professionale

L’operatore inviolabile (non è privo di filosofia, ma come un generale non crolla nemmeno di fronte all’evidenza delle proprie sciocchezze)

 Non ha bisogno di una cultura sostenuta da una particolare scuola di pensiero. A questo operatore sono sufficienti i propri pregiudizi incrollabili.
 Quello che egli svolge non è un lavoro, ma una missione.
 Confonde i propri problemi con quelli del servizio.
 È una persona incapace a fronteggiare i rituali sociali.
 È generalmente, l’esperienza lo prova, una persona prevenuta e maliziosa.


L’operatore irrefrenabile (non si è mai chiesto perché deve lavorare tutte quelle ore, pur sapendo che può far tutto in meno)

 È disponibile al lavoro, non importa quale, anche se la motivazione non è quasi mai chiara.
 Non fa una grande differenza fra una professione d’aiuto o una professione sociale (nel primo caso non c’è bisogno del lavoro di rete, nel secondo sì).
 Ha poca capacità critica rispetto ai modelli operativi
 Quando lavora pensa solo al lavoro, non ha secondi fini.
 È in qualche modo una persona, si potrebbe dire, forzando l’espressione, un po’ fuori luogo, in un ambiente dove la comunicazione è il paradiso dei contenuti da interpretare.
 Eppure è schietto e sincero.


L’operatore inquinato (è l’operatore per metà verghiano per l’altra céliniano)

 È l’operatore perennemente in una specie di soft-burn-out.
 La sua è una predisposizione prettamente personale dovuta al carattere della persona, alla sua storia, ai valori che porta con sé.
 È in perenne condizione di subita indelicatezza interattiva
 Nella versione ‘verghiana’ sente tutto il mondo ostile.
 Nella versione ‘céliniana’ tutto il mondo è da rifiutare.



TABELLA RIASSUNTIVA: Operatore e operatori: le relazioni fra colleghi

L’operatore illeso (è l’operatore che potrebbe lavorare ovunque, senza mai accorgersi di nulla)

 Sembra privo di una sorta di capitale culturale di base.
 È ben disposto alle regole del contesto lavorativo.
 Passa da un habitat a un altro con disinvoltura incosciente.
 Niente può colpirlo direttamente.
 Senza una precisa identità non si corre il rischio di offenderla, limitarla, distruggerla.


L’operatore bastonato (la sua abilità e la sua preparazione non contano, è lui il capro espiatorio)

 Dubita della propria autostima.
 Fatica ad esprimersi.
 È spesso costretto a fare autocritica.
 Sovrastima le regole non scritte (cioè le regole interattive) e soffre, spesso del non piacere a tutti.
 Cede alle pressioni del gruppo, o si chiude per salvare la propria identità.
 Svolge la funzione di capro espiatorio.


L’operatore sano (è una rarissima eccezione della specie: riesce a non produrre danni rimanendo se stesso)

 È un relativista.
 Fa molto uso di buon senso.
 È una persona comune.
 È un tecnico.
 Vive di relazioni.
 È un tecnico interattivo.
 È un tecnico ‘ariostesco’.
 È un tecnico che ‘lascia correre’.
 Sa ridere di se stesso ed è anche in grado di sorridere degli altri.
 È di imbarazzo per gli altri operatori.
 Non recede dalle proprie posizioni.



TABELLA RIASSUNTIVA: L’operatore e l’ecologia dello spettacolo

L’operatore enigmatico (ovvero l’imboscato)

 È professionalmente invisibile: non intendiamo dire che non svolge mai i suoi compiti, ma che riesce a svolgerli in un modo del tutto suo.
 Possiede una propria autonomia di mansione: svolge alcuni dei propri compiti quando più gli aggrada.
 Poiché deve conciliare il proprio ritmo lavorativo con il palinsesto quotidiano del servizio è una persona molto attenta.
 Sa quasi tutto dei compiti dei propri colleghi.
 Possiede un temperamento arrendevole se non addirittura codardo.
 È un vero dissimulatore, cioè colui che non vuol far trasparire, dal suo comportamento quelle che sono le sue emozioni, le sue convinzioni, il suo modo di vedere le cose.
 Non fa parte delle sue ambizioni fare carriera.


L’operatore opaco (ovvero è più scazzato o è più indifferente o fa uso di buon senso?)

 Si defila.
 È tendenzialmente modesto.
 È una persona piuttosto schiva nelle relazioni.


L’operatore esibizionista (ah, non ce n’è per nessuno quando apre la bocca)

 È per definizione colui che mostra.
 È colui che non ha problemi di misura o moderazione e non ha capacità autocritica.
 Non è necessariamente un impreparato, dal punto di vista tecnico.
 Va a creare, all’interno di un’équipe lavorativa, un polo di riferimento imprescindibile.
 Crea momenti di ambiguità all’interno del servizio (l’ambigua questione dei disservizi).
 Non va confuso con l’educatore firmato.
 È incapace di aggregare, di consolidare reti di intervento.


L’operatore sciatto (non si distingue a volte dall’utente)

 Sembra distante da concetti di interdipendenza sociale.
 Non è una persona competitiva.
 Tende a ridurre al minimo le relazioni.
 È più orientato a obiettivi della mission che agli obiettivi del gruppo a cui appartiene.
 È esterno ai conflitti che esistono spesso all’interno dei gruppi.


L’operatore vestito (lavora bene, e non importa se ha ciabatte o scarpe da ginnastica o altro)

 Non è interessato a far parte di nessun sottogruppo che possa crearsi all’interno di un servizio.
 Una certa diffidenza preventiva e salutare lo accompagna durante tutta la giornata lavorativa.
 La propria immagine è il proprio io.
 Le regole del lavoro sono le regole interattive più importanti.
 Egli cerca di tenere bassa la soglia dei conflitti.
 Rifugge dal fare prediche ai colleghi.


L’operatore firmato (sono quegli ambiziosi testimonial scartati anche dalla moda)

 Nutre una certa diffidenza per il rispetto che si deve avere per gli spazi comuni.
 Soffre moltissimo il concetto di autodisciplina.
 È facilmente distraibile.
 È di fatto servizievole.
 Non è capace di negoziazioni e trattative.
 È refrattario agli argomenti professionali.

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Messaggio Da kucy1 Ven Mar 06, 2009 6:19 pm

INTERVISTA all’operatore sano

D: “Qual è il suo titolo di studio e come è stato il suo percorso formativo?”
R: “ Dammi pure del tu. Mi sono diplomato a Milano all’Esae e poi ho seguito corsi di formazione che arricchissero le mie conoscenze e le mie capacità d’intervento. Dico subito che non ne ho seguiti moltissimi, ho cercato di organizzare un itinerario che mi permettesse di sentire voci diverse sullo stesso argomento”.

D: “E questo tipo di organizzazione che ti sei dato, verso quale scuole di pensiero ti ha portato?”
R: “Cerco di prendere ciò che c’è di buono da ogni scuola di pensiero. Per usare un termine di moda adesso potrei definirmi un relativista”.

D: “E secondo te quali capacità e abilità servono per svolgere il tuo lavoro?”
R: “Vuoi che ti risponda con una di quelle forme accademiche, tipo ‘sapere, saper essere, saper fare’ oppure con quei lunghi protocolli sulle mansioni di un educatore previste dalla vecchia legge del 1983 o dell’’86, non ricordo bene, oppure vuoi che ti dica il mio pensiero?”

D: “Dimmi pure come ti comporti tu”.
R: “Sicuramente la prima cosa da fare è l’accoglienza, cioè saper prendere l’utente per quello che è. La norma poi vuole, perché un Pei sia creato in modo coerente, che ci si informi sulle condizioni di salute e sulla qualità della vita dell’utente. Va da sé, che per allargare la qualità di quella vita, si debbano attivare percorsi per implementare abilità specifiche e comunque fornire strumenti di maggiore autonomia personale, economica, ecc. Non c’è solo questo, però: ad esempio, comprendere e connotare in modo positivo i “tempi morti”, che sono caratteristici in un servizio, dove si può decidere di riempire quei momenti, oppure si può lasciare che gli utenti si riposino. Un altro punto importante è quello che io definisco la condivisione dei progetti, cioè agire propositivamente sul mondo circostante”.

D: “Visto che hai parlato di progetti mi viene spontaneo chiederti se ritieni giusto che un progetto proposto da un operatore debba essere, come dire, ‘blindato’, svolto cioè solo da quell’operatore?”
R: “Penso proprio di no. Magari è l’operatore che l’ha proposto che di fatto lo realizza, anche se non vedrei male una rotazione, tuttavia penso che almeno in équipe se ne debba discutere e dare la possibilità ai colleghi di ‘suggerire’. In altro modo, vedrei un lavoro ‘autistico’”.

D: “Non c’è il rischio che l’educatore che ha proposto il progetto si senta espropriato dell’idea o frustrato in qualche modo nel momento della realizzazione?”
R: “Un operatore fatto così non dovrebbe lavorare in équipe, ma aprire uno studio personale. Penso che il bello del lavoro sociale stia proprio nel mettere in comune idee e risorse. È chiaro che si deve possedere una particolare disposizione a leggere i risultati di un lavoro, e il percorso per ottenerli, come qualcosa che ci collega a chi condivide con noi l’obiettivo del servizio. Ti faccio un esempio: non è meno dignitoso il medico ambulatoriale o che per la sua specializzazione lavora da solo, di un’équipe di medici che fanno ricerca o studiano insieme un caso. La differenza è solo nel modo di interpretare positivamente il senso del lavoro svolto.”

D: “Entriamo nel merito dei rapporti coi colleghi. Ad esempio molti si concentrano, per risolvere i conflitti, sulle cause dell’insorgenza di problemi (un po’ come farebbe la psicologia sistemica, che fa dipendere la patologia
relazionale appunto da un mal governo delle relazioni), altri si pongono il problema di cosa fare per uscire dalla situazione. Ho preso un esempio tratto da rapporto professionista-utente, ma è a tuo avviso applicabile anche nel rapporto fra colleghi?”
R: “In modo del tutto schietto, dei colleghi penso questo: ci sono colleghi tolleranti, disposti a mediare, insomma che ‘non se la tirano’ e ci sono colleghi sui quali è meglio stendere un velo pietoso. In questo secondo caso o ci appelliamo al nostro buon senso e lasciamo perdere o accettiamo di litigare tutti i giorni, ma francamente questa seconda soluzione mi sembra autolesionista. Se potessi esprimermi ancora più apertamente direi che è impossibile cambiar la testa a certe persone. Dove lavoro io c’è un detto, che credo non sia molto lontano dal vero: ‘Se l’educatore è scemo, ci sono buone probabilità che anche l’utente non faccia grandi passi in avanti’”.

D: “Mi pare che non ti manchi l’ironia”.
R: “Ecco una cosa che ho dimenticato di aggiungere nell’altra risposta: l’ironia. Ai convegni dove sono stato, molti relatori sollecitano l’uso di questa abilità, ma in pratica poi, nei servizi, non viene quasi mai usata. Mi pare invece che si faccia un uso industriale della maldicenza.”

D: “Cosa intendi?”
R: “Beh, se gli operatori pensassero di più ai problemi degli utenti, senza coinvolgerli nelle loro beghe, e scaricando a volte sugli utenti stessi gli effetti di un clima a dir poco molesto, e mi confidassero i loro dubbi, le loro difficoltà, sarei molto più soddisfatto professionalmente. A volte mi tocca ascoltare delle loro vacanze, della purghetta data al figlio, dell’ultimo abito acquistato. Per carità, la vita vive anche di banalità, ma quando le banalità riempiono la vita ho il dubbio di essere di fronte a rapporti privi di senso, in una realtà dove già è difficile costruire significati che abbiano una certa dignità”.

D: “Noto una certa vena di pessimismo. È così?”
R: “No, non è pessimismo, è ironia applicata. Nell’ultimo Sanremo c’è stata una canzone, dedicata ai grossi problemi sociali, ai grandi conflitti, intitolata Pensa. Credo che con i dovuti distinguo, e parafrasando la canzone, potremmo dire: ‘Pensa, prima di parlare, pensa, resta un attimo soltanto, un attimo di più, con la tua lingua chiusa in bocca. Pensa…’”.

D: “ Mi sembra di capire che tra le tante scuole di pensiero tu abbia scelto quella di Chaplin”.
R: “Sì, credo si possa ridere di tutto, com’è che diceva? ‘Ritengo che se non possiamo ridere di Hitler di tanto in tanto, allora vuol dire che la nostra condizione è peggiore di quella che crediamo. Ridere fa bene, ridere degli aspetti più sinistri della vita persino della morte. La risata è come un tonico, un sollievo, un rimedio per attenuare il dolore. Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà così difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei. La vita è un'opera di teatro che non ha prove iniziali. Canta, ridi, balla, ama. Vivi intensamente ogni momento della tua vita, prima che cali il sipario e l'opera finisca senza applausi’”.

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Messaggio Da dandi Dom Mar 08, 2009 8:53 am

Grazie caro operatore intervistato per la lezione su Goffmann e il richiamo verso il rispetto del ruolo.
Quanto ad Hitler e Chaplin che se non sbaglio era direttamente implicato per ragioni razziali a difendere la sua posizione, a me è un po' difficile riderci sù da quando, qualche anno fa, durante una tranquilla cena con amici tedeschi e un loro ospite, d'improvviso quest'ultimo chinandosi per raccogliere il tovagliolo che mi era caduto dal grembo, mi ha mostrato il numero che gli marchiava il braccio.
Una frazione di secondo: ci siamo guardati negli occhi e è scoppiato un vuoto di parole, un silenzio assordante. Indicibile. Da allora non riesco a riderci e credo sia tanto più importante affermarlo in un'epoca in cui c'è il ritorno dei negazionisti. L'ironia dotata di una leggerezza è per me insostenibile e la lascio alla maestria del grande Chaplin.ciao
ma non siamo usciti fuori tema?
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Messaggio Da kucy1 Dom Mar 08, 2009 1:03 pm

attenzione, distinguiamo. Chaplin di fronte al dolore diventò muto. di fronte al dolore di Buchevald, di fronte a Dachau, ecc. ma di fronte al dittatore si oppose con tutte le sue armi. E che armi aveva Chaplin? La migliore: sorridere degli inetti, degli imbecilli, dei prepotenti. Per Chaplin esistono solo 2 tipi di uomini, quelli che si prendono troppo sul serio e quelli che sanno sorridere di se stessi e delle disgrazie.
Hai presente cosa faceva Hitler da giovanotto? E quale fosse la sua provenienza sociale, le sue aspirazioni. è per questo che non siamo fuori tema, perchè chi si prende troppo sul serio, se lo si lascia fare, prima o poi un lager lo costruisce.
chi sa ridere di se stesso riesce anche a fare un film, sulla lezione di Chaplin, dal titolo La vita è bella.

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Messaggio Da laurasimon2 Dom Mar 15, 2009 10:24 am

Anchio vorrei dire la mia su come veniamo considerati noi insegnanti di sostegno....

Certamente la nostra figura dovebbe essere maggiormente valorizzata dalla scuola stessa, si dovrebbe far leva sul nostro compito di potenziamento socio-cognitivo in bambini con difficoltà ma perchè no, anche di potenziamento cognitivo in bambini normodotati.
Chi l'ha detto che il lavoro condotto con i nostri bimbi non sia utile per tutti gli alunni della classe....e non solo con quelli con problemi...Molti dei nostri colleghi pensano che dobbiamo solo occuparci di bambini problematici, e loro dei normodotati...ma chi l'ha detto? Questa è una discriminazione...chi l'ha detto che un bambino con difficoltà di apprendimento non possa insegnare nuovi modi di guardare la realtà.
Ultimamente sto realizzado un progetto di sostegno: lavoro a gruppi...ma tra di essi ci sono anche i pù bravini della classe. Sta sortendo degli effetti..soprattutto perchè i bambini con difficoltà si sentono uguali agli altri e più valorizzati, e i bambini con apprendimento più veloce si sensibilizzano alle difficoltà dei loro compagni.
In questi gruppi di lavoro vengono valorizzate tutte le strategie di risoluzione di un compito...e nessuna viene considerata la migliore.

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Messaggio Da chica Dom Mag 17, 2009 3:21 pm

Se dovessi dire come sono considerata io domani sarei ancora qui a scrivere!Cpire come ero considerata (una delle mie insegnanti di sezione viene dal sostegno! è stato brutto più che altro per la considerazione di fondo che c'era del bambino cheseguo: mi son sentita dire chelui deve stare sempre con me, loro non possono stare con lui e la classe!I bambini hanno il terrore di lui e qualche insegnante dice di farsi giustizia da soli se lui fa male!
Ecco...penso di aver detto tanto....

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Messaggio Da Motzo Annalisa Ven Mag 22, 2009 8:07 pm

Original Message ----- From: Dario Ianes
To: Erickson
Sent: Friday, May 08, 2009 10:31 AM
Subject: L'integrazione scolastica degli alunni con disabilita': il punto di vista degli insegnanti





______________________________________________________________
08 maggio 2009


Se sei un insegnante o se lavori nel mondo della scuola, in qualsiasi grado scolastico, partecipa alla Ricerca “L’integrazione scolastica degli alunni con disabilità: il punto di vista degli insegnanti”, e fai sentire le tue idee e le tue opinioni, compilando il questionario online.

Il questionario richiede circa 15 minuti di tempo ed è del tutto anonimo.

Andrea Canevaro, Luigi d’Alonzo, Dario Ianes e Roberta Caldin, con una ricerca scientifica attiva presso la Facoltà di Scienze della Formazione Primaria della Libera Università di Bolzano, desiderano dare spazio e visibilità alle opinioni sull’integrazione scolastica di chi nella scuola lavora e vive tutti i giorni.

È necessario, a più di 30 anni dalla sua introduzione, fare il punto sull’integrazione e per verificare come e se le prassi integrative siano state in grado di rispondere alle esigenze formative ed educative degli alunni con disabilità e in che modo esse abbiano cambiato i modi di fare scuola di insegnanti curricolari e insegnanti di sostegno.

In una prima fase di ricerca conclusa nel 2008 sono state raccolte le opinioni dei soggetti con disabilità e delle loro famiglie con più di 2000 questionari cartacei. Questi dati sono pubblicati nel volume “L’integrazione scolastica di alunni con disabilità dal 1977 al 2007”, acquistabile all’indirizzo www.unibz.it/universitypress.

Grazie per la collaborazione
Andrea Canevaro, Luigi d'Alonzo, Dario Ianes, Roberta Caldin e tutto il team di ricerca.


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Motzo Annalisa
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Messaggio Da Motzo Annalisa Ven Mag 22, 2009 8:11 pm

ho messo in rete un questionario per esprimere il punto di vista degli insegnanti di sostegno......a chi fa piacere può compilarlo, così la ricerca va avanti ,.....

Motzo Annalisa
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Messaggio Da linda2 Mer Mag 27, 2009 5:20 pm

fra poco finisce!


Ultima modifica di linda il Mer Giu 03, 2009 6:38 am - modificato 1 volta.

linda2
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Messaggio Da lilliF Mer Mag 27, 2009 6:50 pm

CIAO a tutti sono LILLY
anch'io faccio sostegno da parecchi anni e
ritengo che siamo poco considerati e spesso
maltrattati dai colleghi curricolari e pensare
che dovremmo essere apprezzati poichè solleviamo
l'insegnate di classe dal pensiero del disabile.
SONO MOLTO AMAREGGIATA , capisco pienamente la posizione di LINDA . Spero almeno nella nostra solidrietà e nello scambio di opinioni e contatti in questo magnifico sito.

lilliF
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Messaggio Da linda2 Mer Mag 27, 2009 9:09 pm

basta che finisca presto quest'anno scolastico:D:D

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Messaggio Da sere73 Mer Set 16, 2009 11:12 pm

Come mi sento io considerata dai miei colleghi curricolari? Dipende... alcuni sono aperti alla collaborazione, altri invece mi danno l'impressione che la mia presenza in classe sia superflua e inopportuna (naturalmente nei casi non gravi). Alcuni colleghi credo hanno anche il timore di venire giudicati nel loro lavoro, soprattutto se l'insegnante di sostegno è della stessa disciplina.
Anno scorso nel primo consiglio di classe la docente coordinatrice ha invitato noi insegnanti di sostegno ad abbandonare la riunione, visto che avevamo già parlato della ragazzina disabile... ma vi rendete conto!!! Noi siamo insegnanti a tutti gli effetti, con gli stessi diritti e facciamo parte a pieno titolo del consiglio di classe. Roba da matti!
In generale, devo dire però che nella mia scuola mi trovo bene, a parte qualche collega che ti fa fare da portaborse oppure un'altra collega che mi lascia in classe a mandare avanti il programma mentre lei esce per interrogare.
Vorrei sollevare un'altra questione: come vi sentite considerati dagli alunni della classe? La mia è una scuola superiore, quindi gli alunni sono adolescenti, anche cattivelli e malelingue. Soprattutto nelle prime settimane di scuola io mi sento una insegnante di serie B. Io sono l'insegnante di sostegno, considerata inferiore rispetto ai docenti delle materie. Un atteggiamento che mi disturba è questo: quando entro in classe nella quale c'è un collega autorevole gli alunni si alzano tutti in piedi salutando, mentre quando entro da sola o quando c'è un collega che viene preso sottogamba non si alzano e a malapena salutano. Che noia!
Nel corso dell'anno però riesco ad instaurare un buon rapporto anche con gli alunni della classe e mi considerano un punto di appoggio non solo per i disabili ma anche per loro.
Scusate se mi sono dilungata!

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Messaggio Da patriziadic Mer Set 30, 2009 4:20 pm

Care colleghe di percorso leggendo tutte queste riflessioni mi spiace dover prendere atto di questo problema,che pur non avendo vissuto personalmente,mi coinvolge come insegnante di sostegno.Sappiamo benissimo che il nostro percorso è vario,flessibile e mirato,so anche che ci sono colleghe curricolari poco professionali,ho anche sentito di colleghe messe alla porta perchè di sostegno.Così no va affatto bene!Va precisato a chi ignorante o a chi sconosce la figura del sostegno che siamo insegnanti contitolari della classe con pari diritti-doveri,altra cosa fondamentale è che siampo insegnanti strategici,cosa non facile per tutti,visto che occorre competenza,professionalità e spirito osservativo.Personalmente nella mia esperienza in merito al sostegno ho avuto la fortuna di incontrare colleghe professioniste e competenti che hanno riconosciuto nella mia figura un ruolo preciso ed efficace,sono sempre stata l'insegnante della classe e non come la baby-sittere della situazione,visto che abbiamo una preparazione specifica in merito......è giusto precisarlo.L'unica soluzione possibile sarebbe quella di educare al rispetto le colleghe che peccano in tal senso,chiarire sin dall'inizo la posizione,evitando inutili fraintendimenti.Essendo una persona diretta dico sempre il mio parere,discuto tranquillamente e in caso di problemi do il mio parere,credo che questo sia il nostro ruolo.Ciao a tutti quanti. Very Happy Spesso bisogna lottare per far capire le proprie idee,è quello che faccio se occorre. Laughing
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Messaggio Da vane Mer Ott 21, 2009 2:37 pm

Io invece non vengo mai creduta quando dico la mia...sono sempre pronte a dirmi: "ma hai chiesto alla collega? ma sei sicura?" possibile che sia tanto difficile da capire che se ho avuto un incarico sul sostegno la cosa non è casuale e che forse la spiegazione è che ho una formazione per fare questo mestiere? il colmo è l' assistente che un giorno mi ha chiesto se sapevo cosa era " il codice PEI perchè lei aveva fatto un corso sul codice PEI"...non sapevo se ridere o piangere..così le ho risposto che il PEI è alla base del nostro lavoro da insegnanti di sostegno e poi, ma soprattutto, che il pei non è un codice...Aiuto...per fortuna da quanto leggo sopra qui qualcuno mi capisce!!!

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Messaggio Da patriziadic Mer Ott 21, 2009 5:15 pm

Ciao Vane piacere di averti qui sul forum,penso che tu devi continuare a dire il tuo pensiero al di là dei commenti gratuiti.Le colleghe dovrebbero sin dall'inizio fidarsi di te,senza pregiudizi particolari...ciò che conta è credere in quello che si fa pur nella convinzione sbagliata altrui..ciao
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Messaggio Da starfed Mar Nov 24, 2009 4:44 pm

E' una parola molto forte "considerare" e sicuramente di difficile comprensione per "educatori del sapere" con pluriennale esperienza....mi spiego meglio! Probabilmente tutte quelle/quei colleghi che non ci "considerano" lo fanno involontariamente perchè nel loro vocabolario questa parola non esiste. Esiste solo la loro parola che deve diventare Vangelo nel momento in cui ti trovi per forza di cose a lavorare con loro! Trovo assurdo il comportamento della quasi totalità degli insegnanti di classe nei confronti dei loro colleghi di sostegno. E' vero che anche la scuola dovrebbe sostenere e consolidare la nostra figura, ma è altrettanto vero che ai nostri colleghi manca la parte migliore:IL BUON SENSO!
Vi racconto cosa mi è capitato proprio ieri.Ho presentato il P.E.I.. Come ben sapete prima di farlo ho fatto una breve introduzione scritta riguardante l'analisi di partenza dell'alunno, attingendo naturalmente da fonti scritte da insegnanti dell'anno scorso, psicologi e dottori. Non ci crederete, ma le due insegnanti di classe hanno corretto a matita togliendo alcune cose che secondo loro non dovevano essere inserite (omettendo quindi la realtà). Mi sono impuntata affermando che in nessun modo dovevano essere modificate tali informazioni. Per giunta non si sono limitate solamente nella abrogazione di tali elementi, hanno fatto di più. Mi hanno corretto anche termini che secondo loro non erano "sintatticamente validi"(boh!)del tipo:io avevo scritto errori di decodifica presenti nella scrittura (loro hanno corretto con errori di ortografia) che non è la stessa cosa che intendevo io!Infatti io intendevo "le difficoltà di decodifica che hanno ripercussioni negative sulla comprensione del testo." In pratica l'alunno non riesce a decodificare ciò che scrive e di conseguenza a comprendere il testo.
Alla fine, hanno lasciato tutto invariato, hanno firmato e senza dire una parola si sono dileguate! La presunzione è una brutta cosa!Pensare che sono alla mia prima esperienza mi fa star male perchè ho il terrore di trovarmi in futuro in situazioni anche peggiori e di non sapere reagire! Ho superato il fatto che su 15 docenti presenti nella mia scuola uno saluta e 14 no (indice non solo di poca civiltà ma anche di mancanza di valori che fanno parte della nostra vita e che dovremmo trasmettere ai nostri alunni)mentre non ho superato, o non voglio, il fatto che questi bambini sono emarginati dalle insegnanti di classe che spesso mostrano intolleranza nei loro confronti umiliandoli, quando si presenta loro l'occasione, davanti ai compagni. Sono indignata.... perchè non imparano un po' a campare???SCUSATE LO SFOGO!

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Messaggio Da antonella gris Mar Nov 24, 2009 6:01 pm

Un saluto a tutti,
sono nuova in questo forum e mi scuso per la brevità del messaggio, sono una insegnante di sostegno con qualche anno di lavoro alle spalle.
Ho letto quasi per intero gli interventi che precedono e porrei questa domanda:
Noi, come insegnanti di sostegno, come ci consideriamo?

A presto
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Messaggio Da patriziadic Gio Nov 26, 2009 5:40 pm

Cara Starfed personalmente sono dispiaciuta del confronto negativo che hai subito,rimango veramente esterrefatta dinanzi a tali situazioni che personalmente non accetto e non condivido.Al di là della specializzazione acquisita ho scelto tale percorso con convinzione e per anni ho lavorato senza il titolo necessario,ho sempre condiviso con le colleghe qualsiasi iniziativa,sono sempre stata propositiva e con gli anni e sicuramente con l'esperienza ho imparato non solo a rapportarmi con i bambini diversamente abili,ma soporattutto con il team insegnante.Sicuramente io sarò stata fortunata,perchè ho avuto la possibilità di lavorare e confrontarmi con colleghe professionali,competenti e intelligenti,con cui ho sempre instaurato buoni rapporti fondati sul rispetto e sulla fiducia reciproca oltre ad essere stata considerata insegnante alla pari.Personalmente capisco la tua situazione ed il consiglio che posso darti è quello di mantenere ben ferme le tue idee,mostrandoti sempre determinata e decisa nelle scelte che intraprendi,fa in modo che le tue coleghe ti tengano in considerazione rispettando le tue idee che per forza devi far valere.Ricordati che l'insegnante di sostegno è una figura essenziale all'interno del team,grazie a questa condizione si progettano strategie precise e mirate per il percorso da intraprendere.Sono una persona che rispetto e mi faccio rispettare,se occorre porto vanti le mie idee senza condizionamenti altrui,inoltre,essendo l'insegnante di sostegno decido io come stilare un P.E.I. con relativi obiettivi,metodologie e strategie.Non mi è mai successo che qualcuno metta in discussione la mia professionalità,non lo permetto ne ora ne in seguito.Spero che anche tu prende atto dell'importanza di tale figura,fa in mondo che venga rispettata e considerata.ciao!!
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Messaggio Da cercoricposte Gio Nov 26, 2009 7:10 pm

Anche io voglio raccontarvi la mia esperienza dopo anni di precariato sul sostegno sono arrivata finalmente al realizzato anno di prova per entrare di ruolo e l'inizio del mio incubo con una collega curricolare.....da premettere che è molto sgrabata e arrogante con tutti, ma con me in particolare perchè sono in compresenza con lei e fa un po' come gli pare (secondo me ha sbagliato mestiere perchè per fare l'insegnante ci vuole un po' di umanità). Premetto che vengo da esperienze di altre scuole in cui il sostegno era considerato alla pari dell'insegnante di classe e un arricchimento per le colleghe che mi chiedevano consigli come specializzata per i casi di bambini da segnalare. ora quest'anno invece mi ritrovo con una collega che insegna italiano in una prima elementare e ho due bambini una con ritardo psicomotorio che ha anche l'assistente e un bambino iperattivo. A parte che mi considera la sua cameriera vai a fare il caffè, vai un attimo in segreteria a chiedere....ecc. ma avendo la bambina grave un PEI personalizzato e invece l'altro segue la programmazione di classe, non solo mi ha detto che io mi devo occupare della bambina grave e l'altro se la vede lei, ma quando gli ho presentato il PEI e ilverbale dei Glh che doveva firmare non me li ha nè voluti firmare, nè li ha letti,(questo l'ho comunicato anche al dirigente e lei lo sa, per ora il dirigente non ha preso nessun provvedimento). Ma la cosa che mi ha fatto arrabbiare dopo questo episodio, che ho spostato la bambina dal banco doveva l'aveva messa lei e l'ho messa in un banco sempre nella classe, io non la faccio uscire mai, ma più che altro per stare comoda io e sedermi vicino alla bambina, la bambina si è molto affezionata a me e come lei molti bambini di classe, la collega è considerata come la maestra severa e forse lei si è accorta di questo, comunque mi ha obbligato a non spostare la bambina da dove la mette lei e per portarla in breve si porta via anche il quadernone d'italiano della bambina che tra l'altro sono io che gli preparo i lavori e metto i voti, a cosa gli servirà se non farmi dispetto? ho provato a chiedere spiegazioni affrontandola, ma non mi ha dato una motivazione valida dei suoi comportamenti che devo fare? Mi consigliate Grazie per lo sfogo di questo bel forum

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Messaggio Da patriziadic Ven Nov 27, 2009 4:34 pm

Come si possono giustificare tali atteggiamenti così mi sembra di sfida e provocatori per non dire che risultano infantili e fuori luogo.La tua collega forse dimentica che sei contitolare della classe e che deve rispettare qualsiasi decisione che prendi,con rispetto,collaborazione e fiducia((ammesso che conosca il significato del termine "rispetto").Ben più grave è il rifiuto di firmarti il G.L.H. obbligo a cui si sottrae,riguardo il pei non è tenuta a farlo perchè è una documentazione stilata da te in qualità di insegnante specializzata...quindi non è fondamentale la sua firma.Dinanzi a tali comportamenti mi rendo conto che chi sceglie tale professione lo fa per ben altre finalità che non sono educative ne tantomeno rispettano l'individualità e la diversità di un team visto come risdorsa e non come fonte di dispetti e sfide.Credo che tu debba prendere atto della situazione e gestire nella maniera più idonea possibile tale problema,affrontala chiarendo con lei la tua funzione nella classe e i tuoi compiti precisi ed irrinunciabili a cui deve tener fede,nel rispetto dei bambini e anche di te stessa.Non sono atteggiamenti accettabili sia a livello umano che professionale.Ciao
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