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AUTISMO: CHE FARE? Dibattiti, consigli, riflessioni

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AUTISMO: CHE FARE? Dibattiti, consigli, riflessioni

Messaggio Da Maestra Gabriella il Ven Nov 21, 2008 7:47 pm

L'autismo viene considerato dalla comunità scientifica internazionale un disturbo pervasivo dello sviluppo che si manifesta entro il terzo anno di età con gravi deficit nelle aree della comunicazione (turbe qualitative e quantitative del linguaggio), dell’interazione sociale (turbe qualitative e quantitative delle capacità relazionali, con tendenza evidente all’isolamento), dell’immaginazione (uso inappropriato e stereotipato di oggetti) e con problemi di comportamento (auto ed etero aggressività, iperattività fisica accentuata, ipersensibilità alle variazioni dell’ambiente circostante o delle figure di riferimento affettivo); e pur accompagnandosi ad un aspetto fisico normale, perdura per tutta la vita.

Per queste ragioni, nella letteratura di riferimento, i bambini autistici vengono descritti come “bambini bellissimi ma distanti… chiusi in una torre d'avorio”, chiamati “bambini della Luna, per la loro distanza dagli altri, o bambini pesci, per il loro silenzio”, affascinanti e inquietanti “per il mistero che li circonda” (U.Frith, “L'autismo. Spiegazione di un enigma”).

A causa della patologia, le persone “autistiche” incontrano gravi difficoltà e limitazioni nell'adattamento sia in ambito familiare che sociale e scolastico.

La caratteristica più evidente è l'isolamento accertato dall’assenza di risposta verbale e non verbale (assenza di contatto oculare e della mimica) alle stimolazioni verbali e ambientali, dalla difficoltà a stare con coetanei e adulti, dai disturbi del comportamento (iperattività fisica accentuata, comportamenti ossessivi e spesso privi di senso, ecc.).


Ultima modifica di Maestra Gabriella il Lun Giu 14, 2010 1:00 pm, modificato 2 volte
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Re: AUTISMO: CHE FARE? Dibattiti, consigli, riflessioni

Messaggio Da kucy1 il Ven Mar 27, 2009 9:46 am

Carrefour di Assago - Insulti al figlio autistico
http://www.youtube.com/watch?v=ClOPwks0BuU

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Re: AUTISMO: CHE FARE? Dibattiti, consigli, riflessioni

Messaggio Da kucy1 il Mer Lug 01, 2009 5:12 pm

La scuola e l’autismo: un esempio di prevaricazione.

http://autismoincazziamoci.org/2009/07/01/la-scuola-e-lautismo-un-esempio-di-prevaricazione/

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Re: AUTISMO: CHE FARE? Dibattiti, consigli, riflessioni

Messaggio Da mborghese il Sab Ott 17, 2009 5:19 pm

Buonasera.
Esordisco in questo forum partendo dal tema del materiale utile fornito nel forum del mio sito da una delle logopediste che lavora nel mio gruppo, e segnalato qui dalla lister Sumat.
Mi soffermo sul rapporto che noi abbiamo costantemente con gli insegnanti e gli insegnanti di sostegno dei bambini che seguiamo in trattamento abilitativo-riabilitativo.
Siamo convinti, infatti, che la buona riuscita del recupero, o comunque del cammino verso i miglioramenti, di un bambino con autismo o altra patologia comunicativa, passi attraverso alcuni capisaldi, che colgo l'occasione per citare:
- Tempestività di intervento.
- Competenza, anzi, elevata competenza di chi ha in carico il bambino in ambito riabilitativo.
- Numero delle sedute di trattamento: più se ne svolgono, maggiori sono i risultati (non è vero che il bambino "si stressa").
- Partecipazione attiva delle famiglie allo svolgimento dei programmi abilitativi.
- Partecipazione attiva del personale della scuola.

Dunque, ecco gli insegnanti di sostegno che compaiono -a nostro parere- tra i punti cardine della formula confezionata per un concreto percorso di recupero.
Al riguardo posso riferire che le nostre terapiste sono solite recarsi frequentemente nelle scuole frequentate dai bambini che abbiamo in carico, e lì si confrontano e discutono con le insegnanti e le insegnanti di sostegno, anche per concordare in modo sinergico la formulazione e lo sviluppo dei programmi da realizzare. Specularmente, le porte delle nostre stanze di terapia dei vari centri che abbiamo attualmente a Napoli, Milano, Poggio Rusco (MN), Perugia, Padova, sono sempre aperte anche agli insegnanti di sotegno che a loro volta si rendono disponibili a venire a seguire le terapiste all'opera con i bambini; ed io, da parte mia, accolgo sempre e gratuitamente gli insegnanti di sostegno dei bambini che seguiamo, ai miei corsi di formazione e aggiornamento.
Non posso tuttavia fare a meno di rilevare che non sempre a tanta disponibilità da parte nostra, ne corrisponde altrettanta da parte delle scuole e del personale didattico.
Se è vero, infatti, che in alcuni casi riusciamo a realizzare in modo esemplare il modello che ho descritto, è altrettanto vero che in molti e forse più numerosi casi, alla nostra disponibilità totale per una collaborazione reciproca, non corrispondono pari interesse ed impegno, o "non vengono concessi permessi" da parte dei dirigenti scolastici.
Racconto tutto ciò, nè a fini autocelebrativi (per le situazioni in cui tutto riesce bene), nè a fini polemici (per le situazioni che ho descritto come non favorevoli), ma semplicemente per fornire un mio punto di vista sullo stato di una situazione che, adeguatamente modificata con le dovute sensibilizzazioni e responsabilizzazioni, potrebbe significativamente migliorare.
Un cordiale saluto a tutti, e grazie per l'accoglienza nel vostro forum.
Massimo Borghese. Foniatra
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Rivista "Il Consapevole". In tema di autismo

Messaggio Da mborghese il Mer Nov 11, 2009 11:17 pm

Nella versione on line della Rivista "Il Consapevole", è stato pubblicato il seguente articolo (nella parte finale c'è il mio contributo in tema di Intervento Foniatrico Integrato):
http://www.ilconsapevole.it/articolo.php?id=8968
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Re: AUTISMO: CHE FARE? Dibattiti, consigli, riflessioni

Messaggio Da mborghese il Sab Giu 12, 2010 6:36 pm

Due giorni fa sono stato a Palermo per organizzare anche in quella sede un punto di riferimento dove poter realizzare i nostri protocolli diagnostici e terapeutici. Nell'occasione ho avuto anche un incontro con un giornalista che stava allestendo un servizio televisivo sul tema dell'autismo e della riabilitazione, che prevedeva, tra l'altro, alcune interviste a famiglie di bambini autistici, affinchè raccontassero le loro esperienze. Tra queste, ha parlato anche la mamma di un bambino che cinque anni fa ha cominciato a seguire le nostre terapie a Napoli. Il bambino era già grandicello quando lo vidi per la prima volta, era iperattivo, non verbale, correva dappertutto, non si relazionava, presentava comportamenti sociali inadeguati e ingestibili. Fui chiaro nel dire che non avrei nutrito grandi speranze sul recupero della verbalità, data l'età un po' avanzata. Eppure la sua famiglia, anzichè scoraggiarsi, cominciò una lunga e faticosa serie di viaggi da Palermo a Napoli, spostandosi anche con la sorella del bambino, e con un'educatrice che avrebbe progressivamente attinto i contenuti del nostro lavoro, e riproposti quotidianamente al bambino per dargli continuità di lavoro terapeutico.
A distanza di ormai tanti anni, il bambino -ora ragazzo- in questione, frequenta la scuola stando in classe tutto il tempo con gli altri, si relaziona, è in grado di partecipare con la famiglia alle attività quotidiane e sociali senza essere di ostacolo o di impedimento, ma soprattutto... ha cominciato a parlare! Rappresenta l'esempio di come si possono ottenere risultati rimboccandosi le maniche superando ogni tipo di ostacolo, a cominciare da quello geografico. Se i genitori avessero atteso l'arrivo in Sicilia del nostro gruppo di operatori, sarebbe trascorso del tempo probabilmente irrecuperabile, date le condizioni di partenza del loro figlio, e l'età neanche più tanto favorevole per avviare il lavoro che ora potranno completare nella loro sede, ma per migliorare dettagli di un percorso che è stato possibile realizzare grazie ad uno spirito di sacrificio che non ha temuto alcun ostacolo.
Concludo ricordando che avevo conosciuto il padre di questo bambino in occasione di un convegno a Milano, dove ci si confrontava tra operatori di diverse metodiche, e lui era venuto solamente per ascoltarci e per scegliere chi lo convincesse di più per affidargli il proprio figlio.
Quando, ieri l'altro, sono rientrato da Palermo, prima di andare in aeroporto sono stato al ristorante con questa famiglia; il ragazzo di cui ho parlato ha cenato con noi, seduto al suo posto, insieme agli altri, come gli altri, ed alla fine mi ha salutato con un bel "ciao Massimo!".
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Re: AUTISMO: CHE FARE? Dibattiti, consigli, riflessioni

Messaggio Da sabrina il Dom Giu 13, 2010 6:58 pm

mborghese ha scritto:
...
Il bambino era già grandicello quando lo vidi per la prima volta, era iperattivo, non verbale, correva dappertutto, non si relazionava, presentava comportamenti sociali inadeguati e ingestibili. Fui chiaro nel dire che non avrei nutrito grandi speranze sul recupero della verbalità, data l'età un po' avanzata. Eppure la sua famiglia, anzichè scoraggiarsi, cominciò una lunga e faticosa serie di viaggi da Palermo a Napoli, spostandosi anche con la sorella del bambino, e con un'educatrice che avrebbe progressivamente attinto i contenuti del nostro lavoro, e riproposti quotidianamente al bambino per dargli continuità di lavoro terapeutico.
...
A distanza di ormai tanti anni, il bambino -ora ragazzo- in questione, frequenta la scuola stando in classe tutto il tempo con gli altri, si relaziona, è in grado di partecipare con la famiglia alle attività quotidiane e sociali senza essere di ostacolo o di impedimento, ma soprattutto... ha cominciato a parlare!
...
Quando, ieri l'altro, sono rientrato da Palermo, prima di andare in aeroporto sono stato al ristorante con questa famiglia; il ragazzo di cui ho parlato ha cenato con noi, seduto al suo posto, insieme agli altri, come gli altri, ed alla fine mi ha salutato con un bel "ciao Massimo!".
Massimo Borghese

bellissima testimonianza, dottore !

in piccolo anche io ho vissuto un qualcosa di simile : alcuni anni fa il bambino autistico che ho seguito (dopo un lavoro durato x tutta il ciclo della scuola primaria da me e dall'altra insegnante che mi ha preceduta) abbiamo insegnato a leggere ad un bambino autistico che non parlava (se si escludono le parole ripetute , a volte, per imitazione e dopo sollecitazioni).
Abbiamo così deciso di fare un regalo ai genitori (i quali erano all'oscuro dei progressi) e a Natale abbiamo messo nello zaino un biglietto d'auguri e un messaggio "dite a **** di leggervi il biglietto" .

La madre ci telefonò con le lacrime agli occhi , dicendo che le avevamo fatto il più bel regalo di natale !

Adesso il ragazzo frequenta le medie e continua a fare progressi : ha iniziato a dire spontaneamente ciò che vuole fare ...

Se si lavora assieme, con passione e aggiornandosi ... i risultati si possono vedere !
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Re: AUTISMO: CHE FARE? Dibattiti, consigli, riflessioni

Messaggio Da mborghese il Dom Giu 13, 2010 7:36 pm

Cara Sabrina,
concordo pienamente con quanto ha affermato. Sottoscrivo in pieno soprattutto l'ultima sua frase. Uno degli ostacoli più assurdi che a volte dobbiamo affrontare è vincere lo scetticismo di chi non si rimbocca le maniche come ha fatto lei, per esempio; e resta dentro al suo camice o dietro la sua scrivania, a dire che non c'è niente da fare perchè "tanto, sono autistici". Tra l'altro, se si conoscessero meglio certi meccanismi, si imparerebbe che proprio nell'autismo possono arrivare risultati anche quando non ce lo si aspetterebbe. Ma sono risultati che non vengono da soli, ma grazie a chi, come lei, lavora intensamente, studiando, confrontandosi e credendoci.
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Re: AUTISMO: CHE FARE? Dibattiti, consigli, riflessioni

Messaggio Da Maestra Gabriella il Dom Giu 13, 2010 8:03 pm

mborghese ha scritto:Cara Sabrina,
concordo pienamente con quanto ha affermato. Sottoscrivo in pieno soprattutto l'ultima sua frase. Uno degli ostacoli più assurdi che a volte dobbiamo affrontare è vincere lo scetticismo di chi non si rimbocca le maniche come ha fatto lei, per esempio; e resta dentro al suo camice o dietro la sua scrivania, a dire che non c'è niente da fare perchè "tanto, sono autistici". Tra l'altro, se si conoscessero meglio certi meccanismi, si imparerebbe che proprio nell'autismo possono arrivare risultati anche quando non ce lo si aspetterebbe. Ma sono risultati che non vengono da soli, ma grazie a chi, come lei, lavora intensamente, studiando, confrontandosi e credendoci.
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Concordo in pieno ...

basta muri tra le varie istituzioni : scuola - famiglia e centri devono lavorare assieme e verso lo stesso obiettivo !

Ma , caro dottor Massimo (mi passi il "caro" e "il chiamarla per nome" Very Happy ) , quanto è dura tutto ciò !

A volte è assai difficile ( parlo dal punto di vista della scuola) poter andare nei centri per scambiarsi notizie, avere informazioni ... quante volte nemmeno ai gruppi H partecipano gli operatori che tengono in carico il ragazzo ...

Vi è uan profonda scollatura e a rimetterci è l'alunno ...PURTROPPO !!!
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Re: AUTISMO: CHE FARE? Dibattiti, consigli, riflessioni

Messaggio Da mborghese il Lun Giu 21, 2010 9:46 pm

L. oggi è andato a partecipare ad un campo-scuola di karate. A tre anni ebbe la diagnosi di autismo. L'unica anormalità in questa situazione, è la madre che è ancora in ansia quando L. va a partecipare a queste situazioni di totale normalità Wink. Dopo che l'ho affettuosamente rimproverata per l'inutile ansia che manifestava, si è fatta un po' perdonare inviandomi questo sms che racchiude un'altra meravigliosa perla di L.:
"Se posso aggiungere alla buona notizia di stamattina, la seconda: L. ha avuto la pagella con tre 6 e tutti 7...".
Spledido L., splendida mamma e tutta la sua famiglia!
Che grande giornata per me dopo queste notizie...
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Re: AUTISMO: CHE FARE? Dibattiti, consigli, riflessioni

Messaggio Da Maestra Gabriella il Dom Giu 27, 2010 10:43 pm

http://win.salutare.info/pdf/43_9.pdf

articolo del dottor Borghese

( ... ma li devo cercare io ??? non li potrebbe postare direttamente lei ? Laughing Laughing )

Mi permetta di dirle nuovamente di postare i suoi articoli o i suoi video tranquillamente in questo thread .... Wink
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Re: AUTISMO: CHE FARE? Dibattiti, consigli, riflessioni

Messaggio Da mborghese il Lun Giu 28, 2010 1:17 am

Ha ragione, cara Gabriella Embarassed ,
rimedio subito, postando il testo di un'intervista sul tema dell'autismo,
che rilasciai un po' di tempo fa alla giornalista Natalia Bandiera:

Una vita dedicata ai bambini affetti da autismo.
Intervista a Massimo Borghese

- Come nasce, dott. Borghese, la sua passione per i bimbi autistici?
Lavorando con questi bambini che vedevo giornalmente. Sentivo di poter fare qualcosa per migliorare la condizione di quei ragazzini che la medicina dava per “incurabili”. Dentro di me sapevo che potevo mettere i miei studi a loro disposizione, realizzando qualcosa di adatto veramente a loro. Qualcosa che usciva dagli schemi dei manuali letti fino a quel momento. Decisi assieme ad una logopedista di iniziare con programmi riabilitativi che puntassero soprattutto, sia pure non esclusivamente, sul linguaggio verbale, sovvertendo una regola che era già diventata un postulato, secondo la quale un bambino autistico non avrebbe dovuto iniziare un percorso logopedico se non fosse stato pronto a recepirne le tecniche. Pensandola in questo modo, però, non avrebbe mai iniziato, secondo me, perché sarebbe sempre mancata qualcosa.

- Perché foniatria e logopedia per l’autismo?
La foniatria è la disciplina medica che si occupa di fisiopatologia della comunicazione, compresa quella verbale. La logopedia, invece, è la branca che ne cura gli aspetti riabilitativi. Trovo assurdo che in Italia, in molti casi, dobbiamo ancora spiegare perché è logico e naturale che foniatra e logopedista si debbano occupare di autismo, in quanto comunicopatia. Del resto, nelle competenze di queste due figure professionali rientrano la linguistica, la fonetica articolatoria, la deglutologia, l’intervento sulle abilità percettive, integrative, cognitive, comportamentali. Fanno tutte parte integrante dei programmi di studi e formazione di foniatra e logopedista. L’altro assurdo è doverlo ancora spiegare a chi crede o vuol far credere, che foniatria e logopedia si occupino solo di voce e articolazione del linguaggio.

- Quali sono le caratteristiche del suo metodo, ma soprattutto, si può parlare di “metodo Borghese” ?

Mi verrebbe da rispondere, in prima ed immediata istanza, che la caratteristica principale forse è proprio quella di non rappresentare un metodo vero e proprio.
Non è un gioco di parole se dico che i limiti di un metodo, a mio avviso, stanno proprio nel fatto che sia… un metodo! Mi spiego: Sento parlare di “metodo sensoriale”, di “metodo comportamentale”, di “metodo cognitivo”... Secondo me, ogni individuo, normale o patologico che sia, andrebbe visto sia in chiave di lettura diagnostica delle sue capacità comunicative, sia in ambito terapeutico nei confronti delle sue inadeguatezze, secondo l’ottica del cosiddetto “profilo comunicativo”, cioè secondo l’insieme delle funzioni riferibili ai versanti: percettivo, cognitivo-integrativo-decisionale, motorio-prassico-espressivo, emotivo-relazionale-comportamentale. Ciascuno di noi è contemporaneamente, percezione, integrazione delle percezioni, intelligenza (cognizione e decisionalità), comportamento, motricità ed espressione. Non avrebbe senso valutare solo uno di questi versanti, tanto meno agire esclusivamente o prevalentemente su uno di essi, credendo che il suo miglioramento porti di conseguenza benefici su tutto il resto delle abilità. Ecco perchè nei miei centri, la mia equipe agisce su tutti gli aspetti: percettivo, cognitivo, espressivo, comportamentale, ritenendo che nessuno sia propedeutico nei confronti degli altri. Tengo a precisare che non ho scoperto niente di rivoluzionario, ma ho semplicemente cambiato modo di fare riabilitazione rispetto a come è accaduto fino a qualche tempo fa. Ho puntato soprattutto sulle funzioni linguistiche verbali e quelle ad esse correlate, come la masticazione e la deglutizione, ponendole all’inizio del percorso rieducativo e non in momenti successivi.

- Lei parla di una equipe. Da chi è composta e che preparazione hanno i colleghi che lavorano con lei nei suoi centri?
All'interno dei miei centri, operano una o più logopediste, neuropsicomotriciste, psicologhe, pedagogiste, musicoterapiste, insomma, tutte figure inerenti al campo della riabilitazione. Si tratta di professioniste, che prima di essere chiamate ad intervenire sui bambini, vengono accuratamente selezionate nonchè “formate” da me, attraverso un corso sull’autismo e le altre comunicopatie dell’età evolutiva.
Un percorso che dura un biennio, durante il quale si svolgono lezioni e centinaia di ore di tirocinio in diagnostica ed in terapia. Alla fine, chi è interessato a rimanere, lo può fare, ma c'è chi decide pure di andar via o viene da me invitata a farlo. Chi resta continua a fare tirocinio e partecipa ai corsi degli anni successivi, che vengono costantemente aggiornati. Si paga solo l’iscrizione al primo corso, la partecipazione (obbligatoria per chi resta) a quelli successivi è gratuita. Per me è fondamentale che giornalmente, la terapista debba dimostrare la sua validità sul campo, altrimenti non resta. Lavorare con bimbi autistici richiede caratteristiche non semplici che vanno oltre gli studi universitari. Sulla qualità delle figure che lavorano con me sono molto esigente.

- Lavora da oltre vent'anni con questi bambini e si divide in tre centri. Ma secondo lei, l'autismo che cos'è?
Ogni autistico vive una condizione diversa da quella di un altro autistico, ma in comune, due soggetti possono avere un insieme di sintomi. Ecco perchè non credo in un metodo standard per la riabilitazione. Un bambino può essere compromesso in diverse aree, nelle quali in un altro caso, non si registrano carenze. Ad esempio, un piccolo autistico può avere dei grossi problemi di motricità fine mentre un altro può non averne affatto. Possono esserci bambini, in cui è necessario tirar fuori il linguaggio verbale, altri che invece, lo sviluppano e risultano compromessi in tutt'altra serie di abilità. Ci sono bambini iperattivi, altri che non lo sono. Ecco perchè, a mio avviso, non è possibile intervenire con un unico modello riabilitativo. Secondo me, un programma che funzioni e che dia risultati concreti è quello realizzato “su misura” per quel singolo soggetto. Dopo un'attenta osservazione dei punti deboli e dei punti di forza di ogni bambino che viene preso in carico nel mio centro, viene costruito un percorso, che, per la diversità delle caratteristiche che ogni caso d'autismo presenta, non sarà mai uguale ad un altro. Ecco perchè quando un genitore a distanza mi chiede come affrontare un certo tipo di problema, non mi sbilancio mai. Perchè ogni bambino rappresenta una individualità così complessa che è corretto e professionale da parte mia, affrontarla dal vivo e capirne l'origine.
Ogni bambino autistico rappresenta un mondo a sé e non è detto che perchè un percorso riabilitativo ed un gruppo di terapiste hanno prodotto progressi per uno, due o tre bambini, debbano necessariamente funzionare con il quarto.

- Più volte lei ha usato il termine “ex autistico”. Che cosa intende dire con questa definizione?
Prendiamo ad esempio un bambino che era chiuso in sé, non comunicava, non parlava, non aveva autonomie, era in alcuni casi aggressivo, non era scolarizzabile e socialmente gestibile. Se dopo un percorso riabilitativo quello stesso bambino comunica, parla, legge, scrive, si comporta in modo adeguato, ha una vita di relazione come gli altri, ha conquistato le autonomie… perché dovrebbe essere considerato ancora autistico? E anche se non parla in modo perfetto da un punto di vista lessicale o grammaticale o fonologico, ha qualche difficoltà di lettoscrittura come se fosse un lieve dislessico, o balbetta, per me, questi non sono sintomi tipici dell'autismo. Credo sia necessario spiegarci meglio. Esiste una distinzione tra guarigione clinica e guarigione anatomopatologica. La guarigione clinica consiste nell'estinzione dei sintomi, indipendentemente dal substrato anatomopatologico che sostiene l'autismo. Il danno cerebrale di fondo può essere ancora lì, ma il bambino può essere cambiato a livello comportamentale, linguistico verbale, sociale, cognitivo, al punto da risultare "guarito" nei confronti della sintomatologia autistica.

- Come giudica quei professionisti che promettono la guarigione?

Non lo trovo etico. Quando una coppia di genitori viene da me, guardandomi come per chiedermi cosa sarà di quel loro piccolino che ha appena ricevuto la diagnosi di autismo, io rispondo loro che non sappiamo cosa ci riserverà il futuro. Nella maggior parte dei casi, è difficile parlare di recupero di tutte le abilità compromesse dall'autismo, ma quando siamo dinanzi ad una diagnosi precoce, allora lì mi sbilancio perché so che su un bambino di 2/3 anni, si può lavorare tantissimo e si può riuscire a ottenere grandi risultati. L'intervento precoce è davvero determinante e quando c'è quello, nemmeno la severità della diagnosi mi scoraggia. Ma come ho detto prima e ci tengo a ribadire, ogni bambino è un caso a sé.

- Nei suoi centri prende in carico solo bambini in tenera età o anche adulti?
Fino a circa dieci anni fa, eravamo alquanto restii a prendere in terapia soggetti di età superiore ai dieci anni, poi ci siamo accorti che anche in età più avanzata si possono ottenere miglioramenti sul piano della comunicazione, a volte verbale a volte no, delle autonomie, dei comportamenti sociali. Ci siamo aperti, quindi, anche alla possibilità di operare su adolescenti e adulti, specificando però che i limiti di recupero sono più ridotti.

- Qual è l'età del bambino più grande e quella del più piccolo di cui si sta occupando?
Il più grande ha vent'anni. Il più piccolo, ha appena ricevuto la diagnosi ed ha due anni.

- Di quali altre comunicopatie si occupa?

Foniatria, come dicevo prima, è fisiopatologia della comunicazione, quindi ci si occupa di ritardi mentali, sordità, paralisi cerebrali, balbuzie, disabilità di apprendimento, disturbi della deglutizione e masticazione, difetti di voce e di pronuncia, afasie e disfasie, ma nell’autismo, ci siamo chiesti: quanto c’è di ognuno di questi quadri patologici? Un autistico, quanto è disprassico, dispercettivo, disfasico, dislalico? Ecco perchè, tra l’altro, l’importanza della logopedia nell’autismo.

- Che cosa pensa delle cosiddette cure biomediche?
Tra le componenti organiche che sono alla base degli autismi, sì, perché parlerei di autismi più che di autismo, ci sono anche delle condizioni di alterato metabolismo. Penso quindi che “ripulire la lavagna” su cui bisogna scrivere, cioè disintossicare un organismo eventualmente intossicato, non può che aiutare i trattamenti educativi-riabilitativi, rendendo il bambino più manipolabile in senso terapeutico. Ho notato però che non tutti rispondono allo stesso modo alle diete ed alle terapie biomediche. Sono giunto all’idea che esistono autistici “responders” ed autistici “non responders” a queste cure. Tra l’altro, i nostri primi casi di recupero, seguivano solo percorsi logopedici. L’avvento di nuove possibilità terapeutiche l’ho accolto comunque, con interesse e disponibilità. Credo che anche in questo caso, l’importante sia evitare accanimenti e fanatismi e guardare la realtà nella sua giusta misura.

- Allora lei prescrive anche terapie biomediche?
Mi limito solo a consigliare la dieta senza glutine, caseina, mais e soja e degli integratori a base di vitamine e sali minerali. Non tutti accettano, naturalmente. Nel caso ci siano dei problemi intestinali seri del bambino, è chiaro che consiglio alla famiglia di recarsi da un gastroenterologo o da un medico specializzato.

- Sappiamo che lei ha fatto delle esperienze professionali all'estero. Ce ne può parlare?

Nel 2003, ho visitato il centro Pfeiffer di Chicago (U.S.A.) accompagnando di persona alcuni bambini con autismo. E' stata un'importante opportunità per imparare le metodiche di approccio biomedico seguite da tale centro. Ho seguito inoltre, alcuni bambini e ragazzi stranieri provenienti dalla Svizzera, Danimarca, Libia e Stati Uniti.

- Secondo lei, le logopediste italiane sono all’altezza della situazione e delle sue aspettative?
Come tutti i laureati appena diplomati, anche i logopedisti non posseggono gli strumenti operativi sufficienti per entrare subito e bene nel mondo del lavoro pratico. Necessita approfondire i campi in cui ci si vuole cimentare.

- Che cosa teme di più nella vita e nella professione?

L’ignoranza, soprattutto quando collegata alla presunzione ed alla malafede.

- Secondo lei, esistono professionisti che speculano con l'autismo?
Si.

- Quali sono i momenti più belli della sua carriera?

In ventidue anni di lavoro ho avuto delle grandi soddisfazioni nel constatare i progressi dei bambini da me seguiti. Io amo il mio lavoro e dedico tutte le mie giornate ai miei bambini. Io trascorro molti momenti con loro, anche fuori dai miei centri. A volte mi capita di farci colazione insieme o ci gioco a pallone. Ho uno splendido rapporto non solo con loro, ma anche con i loro fratellini e sorelline. Mi sento voluto bene ed è veramente tanto quello che riescono a darmi.

- Dott. Borghese, quel è il caso più recente che le ha dato maggiori soddisfazioni professionali?

E' cronaca di questi giorni, l'ultima visita di controllo a D, cinque anni, al quale, due anni fa, fu diagnosticato l'autismo. Non solo da me, ma anche dai neuropsichiatri della sua regione.
Ebbene, dopo due anni di terapie in uno dei miei centri, è diventato un bambino "normale". Si comporta come gli altri e parla come gli altri. Nonostante non sia certo l'unico caso del genere, l'emozione è fortissima per questi momenti di successo e di immensa gioia.

- Nel suo sito internet, vengono citati diversi aforismi. Qual è il suo preferito?
E' quello di Enzo Ferrari: “In Italia ti perdonano tutto, tranne il successo”.
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una bella notizia

Messaggio Da mborghese il Gio Lug 15, 2010 10:07 pm

Oggi ho incontrato L., anni 14, ex autistico, che ha appena concluso la seconda media. Promosso in terza con voto 6 in italiano, inglese e francese (materie letterarie, dunque), 7 e 8 i voti ottenuti nelle altre discipline. Il momento che anche io un tempo avrei considerato incredibile, è stato quello in cui la madre di L. mi ha chiesto: "Adesso dovremmo cominciare a pensare verso quale indirizzo orientare L. per la scelta delle scuole superiori dopo la terza media!".
Appena rientrato a casa, sono andato a rivedere i primi video di L. che a tre anni si mostrava nel pieno del suo autismo. Ho voluto ricordare innanzitutto a me stesso da dove eravamo partiti...
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Re: AUTISMO: CHE FARE? Dibattiti, consigli, riflessioni

Messaggio Da guardian angel il Lun Ott 11, 2010 4:22 pm

una riflessione importante della ricerca per individuare correlazioni tra autismo e celiachia (intolleranza al glutine):

http://www.celiachiaitalia.com/articoli/focus-on/autismo-e-dieta-senza-glutine.html


Ultima modifica di Maestra Gabriella il Dom Ott 21, 2012 7:50 pm, modificato 1 volta (Ragione : reso link attivo)
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Re: AUTISMO: CHE FARE? Dibattiti, consigli, riflessioni

Messaggio Da mborghese il Dom Nov 07, 2010 8:09 am

Vorrei ricollegarmi a quanto inserito da leterbuck in tema di autismo e celiachia. Le affermazioni che ha segnalato (non è una critica che muovo a lei ma a chi le diffonde ancora), riportano indietro di più di vent'anni. In tutto il mondo ormai è noto che molti bambini autistici, indipendentemente dall'essere celiaci o meno, traggono giovamenti enormi da una dieta priva di glutine (e caseina). Molti di questi fanno parte del vasto gruppo che seguo personalmente in diverse città italiane ed estere. Non ha senso evocare studi "scientifici" quando questi bambini dopo aver mangiato anche solo un boccone di pane fatto con farina di glutine, diventano ingestibili e si trasformano nelle peggiori versioni di se stessi. Mentre scrivo questo post mi trovo ancora a Ginevra, dove sono stato in questi giorni a tenere lezioni e consulenze, ed ho visitato un centro all'avanguardia dove hanno allestito una cucina per preparare alimenti senza glutine. E non credo di essre in un paese visionario e retrogrado.
Ovviamente, ognuno può pensarla come vuole, nè ho interesse a promuovere iniziative alimentari che nulla hanno a che vedere con la mia sfera di azione foniatrico-riabilitativa; però mi sento in dovere di segnalare ciò che mi sembra vero, e di contrastare la messa in giro di solite vecchie voci di scetticismo e di demolizione sistematica di tutto ciò che è progresso; nell'interesse di chi può beneficiare del progresso piuttosto che subire danno per le affermazioni di sistematici demolitori del nuovo che funziona.
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risposta a dr Borghese

Messaggio Da guardian angel il Dom Nov 07, 2010 10:51 am

mborghese ha scritto:...... però mi sento in dovere di segnalare ciò che mi sembra vero, e di contrastare la messa in giro di solite vecchie voci di scetticismo e di demolizione sistematica di tutto ciò che è progresso; nell'interesse di chi può beneficiare del progresso piuttosto che subire danno per le affermazioni di sistematici demolitori del nuovo che funziona.
Massimo Borghese
..gent. dr. Borghese, io ho interpretato l'articolo in modo diverso:
(copio-incollo dall'articolo):

...."Il primo passo pertanto per affrontare il problema dei rapporti tra autismo e dieta è diagnosticare la celiachia in quei soggetti autistici che ne sono affetti, in un secondo tempo verificare se l’incidenza di celiachia nella popolazione degli autistici è statisticamente maggiore rispetto alla restante popolazione.

Questa via allo studio dell’importantissimo problema è quella scelta dal Professor Antonio Calabrò dell’Università di Firenze, Presidente del Comitato Scientifico Nazionale dell’AIC (Associazione Nazionale Celiachia), profondo conoscitore delle disfunzioni metaboliche di questa malattia, dotato di strumenti modernissimi per lo studio del metabolismo e del malassorbimento." ......................


.. l'iniziativa scientifica esposta in questo articolo mi sembra anzi indirizzata maggiormente a fare chiarezza in particolare sulla questione che qualora venga effettuata la diagnosi di celiachia in soggetti autistici, essi potranno beneficiare di tutta l'assistenza medica (peraltro gratuita), quindi visite, esami diagnostici, clinici ed ematologici, fornitura di alimenti senza glutine, di cui il soggetto celiaco, in quanto tale, può avere diritto.. (Legge quadro 123, 4/7/2005: http://www.celiachia.it/norme/Norme.aspx )

..se, parallelamente agli studi scientifici in merito, il soggetto autistico, indistintamente e in via del tutto sperimentale, segue una terapia che include l'esclusione del glutine (peraltro presente in quasi tutti gli alimenti che consumiamo giornalmente: http://www.celiachia.it/dieta/alimentazione/abc_dieta.aspx) e della caseina dalla propria dieta alimentare (anche il soggetto celiaco è spesso intollerante alla proteina del latte e dei suoi derivati) e il soggetto autistico manifesta progressi e miglioramenti nel proprio vissuto emozionale e comportamentale, che ben vengano le terapie ad esse associate, che comunque, come spiegato chiaramente nell'articolo, non hanno a che vedere con il trattamento dietetico dei soggetti portatori del morbo celiaco nello specifico (copio-incollo):

"La finalità dello studio del Professor Calabrò è la stessa che si è posta il Ministero della Salute Americano, ma l’approccio è diverso. L’ipotesi alla base della via italiana allo studio delle diete è la seguente:

E’ poco verosimile che il profilo biochimico dei soggetti autistici sia omogeneo. E’ più probabile che gli stessi sintomi siano provocati da cause biochimiche diverse. L’ipotesi di lavoro che sottostà alla ricerca è pertanto quella che vi sia un sottogruppo con caratteristiche tali da beneficiare della dieta. Lo studio si propone di identificare questo sottogruppo in modo tale che, una volta identificato, sia possibile sapere chi ha quel difetto e pertanto chi deve fare la dieta e chi no. Se emergesse un sottogruppo a cui la dieta può essere utile, non sarebbe etico non prescriverla a chi ne ha bisogno, mentre non si rischierebbe di farla fare a tanti che non ne trarrebbero nessun beneficio. A chi ne ha bisogno la dieta verrebbe prescritta di routine dallo stesso medico che, dopo avere fatto la diagnosi di autismo, farebbe anche l’esame per evidenziare il difetto biochimico correggibile con la dieta.


Ancora:
<blockquote>se si troveranno basi scientifiche per una dieta senza glutine, il Servizio Sanitario Nazionale dovrà fornire gli alimenti gratuitamente
</blockquote>


Ultima modifica di leterbuck il Lun Nov 14, 2011 8:48 pm, modificato 4 volte (Ragione : eliminati size, modificato titolo)
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vi porto la mia esperienza di inserimento di due figli autistici..

Messaggio Da tiziana2000 il Ven Set 23, 2011 10:43 pm

Sono la mamma di due bambini autistici, di cui uno di undici anni. Porto a voi la mia esperienza di inserimento di un bambino autistico all'interno di una classe di bambini normodotati. Mio figlio si e' inserito molto bene con i suoi compagni, e' stato accettato benissimo, anche grazie al lavoro di tre insegnanti meravigliose. Oggi mio figlio ha undici anni ha iniziato la prima media, i professori sono contentissimi di lui, e soprattutto ha l'appoggio dei suoi compagni delle elementari. Purtroppo in liguria c'e' una carenza di base nel discorso del sostegno. In questi giorni tra l'altro avverra' una rivoluzione all'interno delle scuole materne. Gli insegnanti di sostegno verranno sostituite da educatori qualificati delle cooperative che operano nel settore dell'handicap. Non so fino a che punto possa essere una buona proposta ma purtroppo abbiamo dovuto accettare per via della carenza sia di insegnanti di sezione, che di insegnanti di sostegno. Vedremo come andra' a finire...speriamo bene!!


Ultima modifica di leterbuck il Mar Nov 01, 2011 5:11 pm, modificato 1 volta (Ragione : spostato argomento in questa sezione)

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la mia esperienza di inserimento

Messaggio Da guardian angel il Sab Set 24, 2011 11:17 am

benvenuta tra noi, mamma Tiziana!! e benvenuti e un grande abbraccio ai tuoi piccoli!! benvenuto (che bello, una mamma che parla bene della scuola!! bounce )

.. vuoi raccontarci qualcosa di più del percorso scolastico e didattico del tuo maggiore? che strategie sono state adottate, dove avete rilevato i maggiori progressi.. Rolling Eyes la tua testimonianza è importante per tutti noi, a presto, ciao!! Like a Star @ heaven


_________________
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Re: AUTISMO: CHE FARE? Dibattiti, consigli, riflessioni

Messaggio Da mborghese il Ven Nov 18, 2011 12:02 am

Ricopio e incollo anche nel forum di questo sito, quanto scritto nel forum del mio sito da un gruppo di allievi del corso di Ginevra appena concluso. Vorrei condividerlo soprattutto -consentitemelo- con i genitori dei bambini in trattamento presso i nostri centri che sono stati sedi di tirocinio di questi allievi; genitori che hanno dato anche la loro disponibilità a raccontare esperienze e a dispensare insegnamenti.

Nous sommes heureux d'avoir reçu notre diplôme et prêts à mettre au profit des enfants la méthode du Dr Borghese dès maintenant en Suisse et en France. Nous remercions chaleureusement tout le staff italien et les parents des diverses villes qui nous ont permis d'observer et d'assimiler ce que notre professeur favori nous a enseigné. Nous sommes très motivés et formons déjà une belle petite équipe avec une même éthique qui est celle du respect pour l'autre, de l'ouverture, de l'écoute et du travail soigné. Une toute nouvelle organisation se met en place actuellement et le travail commence déjà avec quelques enfants. Toute notre gratitude va au Dr Borghese qui nous a transmis sa passion, sa sagesse, son expérience et son enthousiasme avec tant d'humour.
Sandrine, Sophie et Lidia, et au nom du reste de l'équipe : Leslie, Alessia, Nathalie et Steven.

Siamo felici di avere ricevuto il nostro diploma e pronti ora a mettere a favore dei bambini il metodo del Dr Borghese in Svizzera e in Francia. Ringraziamo calorosamente tutto lo staff italiano e i genitori delle diverse città che ci hanno permesso di osservare e di assimilare ciò che il nostro professore favorito ci ha insegnato. Siamo assai motivati e formiamo già una bella piccola squadra con una stessa etica che è quella del rispetto verso l’altro, dell’apertura, dell’ascolto e del lavoro curato. Una tutta nuova organizzazione si stà creando attualmente e il lavoro incomincia già con qualche bimbo. Tutta la nostra gratitudine va a l’incontro del Dr Borghese che ci ha trasmesso la sua passione, un pò della sua saggezza, la sua esperienza e il suo entusiasmo con tanto umorismo.
Sandrine, Sophie e Lidia, e in nome del resto della squadra : Leslie, Alessia, Nathalie e Steven.


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Re: AUTISMO: CHE FARE? Dibattiti, consigli, riflessioni

Messaggio Da Maestra Gabriella il Ven Gen 20, 2012 7:30 pm

MI CHIAMO MARCO E SONO AFFETTO DA AUTISMO, ECCO COSA VORREI DIRTI.

1- Aiutami a capire, organizza il mio mondo ed aiutami ad anticipare quello che succederà. Dammi ordine, struttura, non il caos.

2- Non ti angosciare per me, o mi angoscerò anch'io, rispetta i miei ritmi. Se capisci le mie necessità e la mia maniera così particolare di capire la realtà troverai sempre il modo di entrare in relazione con me. Non ti scoraggiare, è nell'ordine naturale delle cose che continui a fare progressi.

3- Non mi parlare troppo, né troppo velocemente: le parole per me possono essere un carico molto pesante, non sono 'aria' senza peso, come per te. Spesso non sono il modo migliore per comunicare con me.

4- Come gli altri, bambini o adulti, ho bisogno di condividere il piacere e riuscire in ciò che faccio mi gratifica, anche se non sempre ci riesco. Fammi sapere in qualche modo se ho fatto bene e aiutami ad agire senza errori. Quando faccio troppi errori mi succede come a te, mi irrito e finisco per rifiutarmi di fare ciò che mi chiedi.

5- Ho bisogno di più ordine di te, di capire in anticipo che cosa succederà. Dobbiamo patteggiare i miei rituali per convivere.

6- Per me è difficile capire il senso di molte delle richieste che mi vengono rivolte. Aiutami tu a capire. Cerca di chiedermi cose che abbiano un senso concreto e comprensibile per me. Non permettere che mi annoi o che rimanga inattivo.

7- Non essere troppo invadente. A volte voi persone 'normali' siete troppo imprevedibili, troppo rumorose, troppo stimolanti. Rispetta le mie distanze, ne ho bisogno, ma non mi lasciare solo.

8- Se mi arrabbio, mi faccio del male, distruggo o mi agito eccessivamente, quando ho difficoltà a capire o a fare quello che mi stai chiedendo, i miei atti non sono rivolti contro di te. Faccio già fatica a capire le intenzioni degli altri, non mi attribuire cattive intenzioni!

9- Anche se è difficile da comprendere, il mio sviluppo non è assurdo, ha una sua logica: molti comportamenti che voi chiamate 'alterati' sono il mio modo di affrontare il mondo dal mio modo speciale di essere e percepire.

10- Voi siete troppo complicati. Per quanto possa sembrarti strano, il mio mondo non è nè complesso nè chiuso; è talmente aperto, senza veli nè bugie, così ingenuamente esposto agli altri che sembra difficile da capire. Io non abito in una 'fortezza vuota' ma in una pianura così sconfinata da sembrare inaccessibile. Sono molto meno complicato di voi persone 'normali'.

11- Non mi chiedere di fare sempre le stesse cose, non esigere sempre la stessa routine: l'autistico sono io, non tu.

12- Non sono solo un autistico, sono un bambino, un adolescente, un adulto. Condivido molte delle cose dei bambini, degli adolescenti e degli adulti che voi chiamate 'normali'. Mi piace giocare, divertirmi, voglio bene ai miei genitori, sono contento quando riesco a fare le cose bene. Ci sono molte più cose che ci possono unire di quante non ci dividano.

13- E' bello vivere con me. Ti posso dare tante soddisfazioni, come le altre persone. Possono capitare momenti in cui io, autistico come sono, sia la tua migliore compagnia.

14- Non mi aggredire con i farmaci. Se mi hanno prescritto medicinali, cerca di farmi controllare periodicamente da uno specialista.

15- Né i miei genitori né io abbiamo colpa di quello che mi succede. Non ne hanno nemmeno i professionisti che mi aiutano. Non serve a niente incolparsi a vicenda. A volte le mie reazioni e i miei comportamenti possono essere difficili da capire e da affrontare, ma non è colpa di nessuno. L'idea di 'colpa' produce solo sofferenza, ma non mi aiuta.

16- Non mi chiedere prestazioni che non sono alla mia portata, chiedimi di fare ciò che mi riesce. Aiutami ad essere più autonomo, a capire meglio, a comunicare meglio, ma non mi dare un aiuto eccessivo.

17- Non devi cambiare la tua vita completamente perché convivi con una persona autistica. A me non serve che tu ti senta giù, che ti chiuda in te stesso, che ti deprima. Ho bisogno di essere circondato dalla stabilità e dal benessere emotivo per sentirmi meglio.

18- Aiutami con naturalezza, senza che diventi un'ossessione. Per potermi aiutare devi avere anche tu dei momenti di riposo, di svago, degli spazi tutti tuoi. Avvicinati a me, non te ne andare, ma non ti sentire costretto a reggere un peso insopportabile. Nella mia vita ho avuto momenti difficili, ma posso stare sempre meglio..

19- Accettami così come sono, non a condizione che io non sia più autistico: lo sono. Sii ottimista, ma senza credere alle favole o ai miracoli. La mia situazione normalmente va migliorando, anche se per ora non esiste guarigione.

20- Anche se per me è difficile comunicare e non posso capire le sfumature dei rapporti sociali, ho dei pregi rispetto a voi, che siete considerati 'normali'. Mi è difficile comunicare, ma non inganno. Non capisco le sfumature sociali, ma non ho doppi fini nè sentimenti pericolosi. La mia vita può essere soddisfacente se semplice e ordinata, tranquilla, se non mi chiedi continuamente di fare solo cose troppo difficili. Essere autistico è un modo di essere, anche se non è il modo normale, la mia vita può essere bella e felice quanto la tua. Le nostre vite si possono incontrare e condividere tante esperienze.

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Re: AUTISMO: CHE FARE? Dibattiti, consigli, riflessioni

Messaggio Da Maestra Gabriella il Sab Mar 10, 2012 8:15 pm


Questo video tratto da youtube parla delle difficoltà sensoriali che i bimbi autistici possono vivere, una piccola riflessione per realizzare, come sempre, Buone Prassi di Integrazione.

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Re: AUTISMO: CHE FARE? Dibattiti, consigli, riflessioni

Messaggio Da mammapuzzola il Gio Mar 29, 2012 6:02 pm

Maestra Gabriella ha scritto:MI CHIAMO MARCO E SONO AFFETTO DA AUTISMO, ECCO COSA VORREI DIRTI.

1- Aiutami a capire, organizza il mio mondo ed aiutami ad anticipare quello che succederà. Dammi ordine, struttura, non il caos.

2- Non ti angosciare per me, o mi angoscerò anch'io, rispetta i miei ritmi. Se capisci le mie necessità e la mia maniera così particolare di capire la realtà troverai sempre il modo di entrare in relazione con me. Non ti scoraggiare, è nell'ordine naturale delle cose che continui a fare progressi.

3- Non mi parlare troppo, né troppo velocemente: le parole per me possono essere un carico molto pesante, non sono 'aria' senza peso, come per te. Spesso non sono il modo migliore per comunicare con me.

4- Come gli altri, bambini o adulti, ho bisogno di condividere il piacere e riuscire in ciò che faccio mi gratifica, anche se non sempre ci riesco. Fammi sapere in qualche modo se ho fatto bene e aiutami ad agire senza errori. Quando faccio troppi errori mi succede come a te, mi irrito e finisco per rifiutarmi di fare ciò che mi chiedi.

5- Ho bisogno di più ordine di te, di capire in anticipo che cosa succederà. Dobbiamo patteggiare i miei rituali per convivere.

6- Per me è difficile capire il senso di molte delle richieste che mi vengono rivolte. Aiutami tu a capire. Cerca di chiedermi cose che abbiano un senso concreto e comprensibile per me. Non permettere che mi annoi o che rimanga inattivo.

7- Non essere troppo invadente. A volte voi persone 'normali' siete troppo imprevedibili, troppo rumorose, troppo stimolanti. Rispetta le mie distanze, ne ho bisogno, ma non mi lasciare solo.

8- Se mi arrabbio, mi faccio del male, distruggo o mi agito eccessivamente, quando ho difficoltà a capire o a fare quello che mi stai chiedendo, i miei atti non sono rivolti contro di te. Faccio già fatica a capire le intenzioni degli altri, non mi attribuire cattive intenzioni!

9- Anche se è difficile da comprendere, il mio sviluppo non è assurdo, ha una sua logica: molti comportamenti che voi chiamate 'alterati' sono il mio modo di affrontare il mondo dal mio modo speciale di essere e percepire.

10- Voi siete troppo complicati. Per quanto possa sembrarti strano, il mio mondo non è nè complesso nè chiuso; è talmente aperto, senza veli nè bugie, così ingenuamente esposto agli altri che sembra difficile da capire. Io non abito in una 'fortezza vuota' ma in una pianura così sconfinata da sembrare inaccessibile. Sono molto meno complicato di voi persone 'normali'.

11- Non mi chiedere di fare sempre le stesse cose, non esigere sempre la stessa routine: l'autistico sono io, non tu.

12- Non sono solo un autistico, sono un bambino, un adolescente, un adulto. Condivido molte delle cose dei bambini, degli adolescenti e degli adulti che voi chiamate 'normali'. Mi piace giocare, divertirmi, voglio bene ai miei genitori, sono contento quando riesco a fare le cose bene. Ci sono molte più cose che ci possono unire di quante non ci dividano.

13- E' bello vivere con me. Ti posso dare tante soddisfazioni, come le altre persone. Possono capitare momenti in cui io, autistico come sono, sia la tua migliore compagnia.

14- Non mi aggredire con i farmaci. Se mi hanno prescritto medicinali, cerca di farmi controllare periodicamente da uno specialista.

15- Né i miei genitori né io abbiamo colpa di quello che mi succede. Non ne hanno nemmeno i professionisti che mi aiutano. Non serve a niente incolparsi a vicenda. A volte le mie reazioni e i miei comportamenti possono essere difficili da capire e da affrontare, ma non è colpa di nessuno. L'idea di 'colpa' produce solo sofferenza, ma non mi aiuta.

16- Non mi chiedere prestazioni che non sono alla mia portata, chiedimi di fare ciò che mi riesce. Aiutami ad essere più autonomo, a capire meglio, a comunicare meglio, ma non mi dare un aiuto eccessivo.

17- Non devi cambiare la tua vita completamente perché convivi con una persona autistica. A me non serve che tu ti senta giù, che ti chiuda in te stesso, che ti deprima. Ho bisogno di essere circondato dalla stabilità e dal benessere emotivo per sentirmi meglio.

18- Aiutami con naturalezza, senza che diventi un'ossessione. Per potermi aiutare devi avere anche tu dei momenti di riposo, di svago, degli spazi tutti tuoi. Avvicinati a me, non te ne andare, ma non ti sentire costretto a reggere un peso insopportabile. Nella mia vita ho avuto momenti difficili, ma posso stare sempre meglio..

19- Accettami così come sono, non a condizione che io non sia più autistico: lo sono. Sii ottimista, ma senza credere alle favole o ai miracoli. La mia situazione normalmente va migliorando, anche se per ora non esiste guarigione.

20- Anche se per me è difficile comunicare e non posso capire le sfumature dei rapporti sociali, ho dei pregi rispetto a voi, che siete considerati 'normali'. Mi è difficile comunicare, ma non inganno. Non capisco le sfumature sociali, ma non ho doppi fini nè sentimenti pericolosi. La mia vita può essere soddisfacente se semplice e ordinata, tranquilla, se non mi chiedi continuamente di fare solo cose troppo difficili. Essere autistico è un modo di essere, anche se non è il modo normale, la mia vita può essere bella e felice quanto la tua. Le nostre vite si possono incontrare e condividere tante esperienze.

(Angel Riviere, professore di psicologia evolutiva presso l’Università Autonoma di Madrid)

che bello! grazie

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Re: AUTISMO: CHE FARE? Dibattiti, consigli, riflessioni

Messaggio Da mborghese il Sab Mar 31, 2012 12:47 pm

Il 2 aprile sarà la giornata mondiale dell'autismo. Un'occasione per riflettere su tanti aspetti di questa patologia e su tanti bambini che ne sono affetti. Un'occasione per cercare di sfatare luoghi comuni errati che è ancora difficile rimuovere. Un'occasione per ricordare che l'autismo non è un mostro invincibile; è un nemico duro, molto duro da combattere, ma non imbattibile




Ultima modifica di Maestra Gabriella il Sab Mar 31, 2012 6:41 pm, modificato 2 volte (Ragione : reso visibile il video nel post)
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Re: AUTISMO: CHE FARE? Dibattiti, consigli, riflessioni

Messaggio Da Maestra Gabriella il Dom Apr 01, 2012 8:01 pm

http://www.proedieditore.it/index.php/io-sento-anche-se-non-parlo.html

Io sento anche se non parlo

Dico stop a regole e leggi inutili per me ed altra gente.
Levo le mie urla acute verso il cielo, stridono,
ma mia voce voglio che si oda.
Dovete ascoltare mie urla, date loro giusto significar.
Ben sono chiaro e dal tono si comprende significato
Mio umore.
Se acuto e simile a fischio, sono sereno e felice
Se civettoso e a tratti muto, sono agitato
Se simil pianto, sono stufo.
Come non capite i miei gesti?
Se mi nascondo dietro angoli, è per meglio
ascoltare voci fastidiose.
Se mi metto amorevolmente cuscini in testa,
proteggo le mie emozioni
Se molti cinque do, è per sentirmi partecipe
Se vado sotto le coperte, mi sento protetto
Bene vi parlo e sopportate miei bizzarri gesti come
Io faccio con Voi
quando soffocate con troppe parole,
quando fingete che non ci sono e parlate di me,
Io sento anche se non parlo.

(Ike Hasbani )
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Re: AUTISMO: CHE FARE? Dibattiti, consigli, riflessioni

Messaggio Da Maestra Gabriella il Gio Apr 05, 2012 4:59 pm

NEURONI SPECCHIO, LINGUAGGIO E AUTISMO*
Luciana BRANDI, Andrea BIGAGLI


http://www.linguistica.unifi.it/upload/sub/QDLF/QDLF14/QDFL14_2004_09-brandi-bigagli.pdf

Neuroni specchio e autismo
dott.sa De Rosi
http://www.nidinsieme.it/files/la-scoperta-dei-neuroni-specchio.pdf
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